In questi giorni ho attraversato aule di giustizia insolitamente silenziose. Corridoi vuoti, udienze deserte, porte chiuse. Un’immagine che dovrebbe colpire, far riflettere, far discutere. E invece, troppo spesso, sembra non dire nulla a nessuno. L’astensione proclamata dall’UCPI nasce da fatti gravissimi: captazioni illegittime, violazioni del diritto di difesa, silenzi istituzionali che durano da mesi. Eppure, mentre il Presidente dell’Unione e i documenti ufficiali richiamano con forza la necessità di una reazione collettiva, la realtà che ho visto è diversa: molti avvocati ritengono che basti inviare una PEC di adesione e il dovere sia compiuto. Ma l’astensione non è un atto burocratico. Non è un clic. Non è un adempimento formale. È una testimonianza. È presenza. È scelta di campo. È volontà di spiegare, discutere informare chi neppure era a conoscenza dell’astensione. Vedere le aule vuote dovrebbe essere un segnale forte, quasi fisico, della protesta. Dovrebbe raccontare che qualcosa non va, che la difesa è stata violata, che la fiducia nelle istituzioni è stata incrinata. E invece, troppo spesso, quelle aule vuote restano invisibili, perché se nessuno le attraversa, nessuno le vede. E se nessuno le vede, nessuno comprende davvero la portata di ciò che sta accadendo. La mancanza di informazione e di partecipazione non è un dettaglio ma è parte del problema. Un’astensione senza testimonianza rischia di diventare un gesto silenzioso, quasi amministrativo, che non incide, non smuove, non interroga. Forse è il momento di dircelo con franchezza: non basta aderire, bisogna esserci. Bisogna mostrare che l’Avvocatura non accetta che il diritto di difesa venga violato nel silenzio, bisogna far vedere che la protesta è reale, concreta, vissuta. Perché il diritto di difesa non si tutela da remoto. E la dignità della professione non si difende con una PEC. Quando torneremo nelle aule, dovremmo chiederci cosa abbiamo imparato da questi giorni. Se abbiamo capito che la partecipazione non è un optional. Che la protesta non è un atto individuale ma collettivo. Che il silenzio delle istituzioni è pericoloso, ma il silenzio degli avvocati lo è ancora di più. Le aule vuote parlano.
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