Rileggendo quanto descritto dalle comunicazioni delle Camere Penali Territoriali non posso che affermare, purtroppo, che non siamo davanti a sviste, né a errori di valutazione: siamo davanti a violazioni che colpiscono il nucleo più sacro del processo penale. A Perugia, per mesi, sono stati intercettati colloqui difensivi protetti dal segreto professionale. A Napoli, l’attività dell’avvocato è stata osservata e registrata nelle immediate adiacenze dell’aula di udienza. In entrambi i casi è stata violata la Costituzione. Quando lo Stato ascolta ciò che la difesa dice al proprio assistito, o quando controlla il comportamento dell’avvocato mentre esercita il suo mandato, non è solo la difesa a essere minacciata ma la libertà del cittadino, innocente fino alla sentenza definitiva. Da oggi quanti di noi entreranno in un’aula di giustizia considerandola un “luogo di sospetto”, perdendo la convinzione (sacra) che il processo deve essere “un luogo di garanzia” Non posso, non possiamo accettare che il difensore venga trattato come un soggetto da monitorare. Siamo e saremo sempre un presidio di legalità, non un bersaglio investigativo. Mai come in questo caso le istituzioni competenti devono intervenire immediatamente, con trasparenza e responsabilità. Non per tutelare la categoria dei penalisti la categoria di tutti gli avvocati, ma per ristabilire un principio: che nessuno possa essere giudicato in un processo in cui la difesa è stata violata alla radice. Io sono convinto che l’Avvocatura penalista non arretrerà di un millimetro, continuerà a “difendere il diritto di difesa” a difendere la democrazia. E anche noi nel nostro piccolo Tribunale dobbiamo continuarlo a fare, con determinazione e senza timori.
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