Dopo i noti e tristi fatti dell'altra sera, l’esplosione di colpi di pistola in una centrale piazza di Corato, non si può non prendere atto del proliferare di commenti (sui social o a margine di articoli di giornali on line) che invocano interventi straordinari da parte dello stato, pene (più) severe, oltre a criticare il lavoro di Magistratura e Avvocatura, accusati di permettere la “scarcerazione” dei delinquenti.
E i concetti ora espressi non sono solo stati -fatti propri da cittadini, ma anche da esponenti dell’amministrazione comunale, con buona pace del dettato costituzionale che prevede come la stessa pena debba essere ispirata a finalità rieducative e riabilitative.
Ancora più stridenti sono queste affermazioni in un momento storico dove il sovraffollamento carcerario porta a dover portare un conteggio di suicidi che è indegno di un qualsiasi paese civile.
Il noto psichiatra Vittorino Andreoli ha scritto che ‘’il carcere come camicia di forza, come immobilità per non far del male è pura follia, è antieducativo non appena viene tolto il gesso, c'è subito una voglia di correre e di correre contro la legge‘’, e la volontà solamente punitiva non fa altro che rafforzare il proponimento a delinquere di chi non vede altro nel proprio futuro se non l’affermarsi nel tessuto più deleterio della società, quello della delinquenza.
Mi aspetterei, quindi, un impegno immediato da parte dell’amministrazione comunale affinché si possa portare sul territorio cittadino la presenza della legalità, sia in termini di presenza stabile di forze dell’ordine (l’estemporaneità dell’azione di una sera o di un giorno non serve a mio parere a nulla), con atti concreti che portino ad avere nuovi presidi di Carabinieri, con un organico adeguato a una cittadina di circa 45.000 abitanti, sia di iniziative tese ad educare la parte giovane della popolazione, non con forme momentanee di feste o manifestazioni ludiche, ma con atti concreti di riqualificazione di un tessuto sociale che purtroppo stiamo perdendo.
E la rieducazione del reo non potrà mai avvenire con la promulgazione di nuovi reati o l’inasprimento delle pene, ma con il trattamento penitenziario che secondo l’articolo 13 dell’Ordinamento Penitenziario, deve essere individualizzato, cioè rispondere ai particolari bisogni della personalità di ciascun soggetto. Questo trattamento individualizzato, che deve essere formulato attraverso l’osservazione scientifica della personalità, diventa lo strumento attraverso il quale ricondurre il reo nel contesto sociale dal quale si è distaccato.
Solo così si potrà prevenire la commissione di crimini o evitare che siano riproposti da chi finisca di scontare la propria pena.
Ti possiamo aiutare?
(+39) 080.8724636
studiogagliardi.maldera@gmail.com
dal LUN al VEN: orario continuato 9:00-19:00
Oppure compila il modulo per essere ricontattato