Una riflessione giuridica a margine dell'inchiesta UniPegaso-Multiversity La recente inchiesta della Procura di Napoli che coinvolge esponenti del settore editoriale, professionisti della comunicazione e rappresentanti del mondo imprenditoriale ha riacceso il dibattito su uno dei temi più delicati per ogni ordinamento democratico: il rapporto tra libertà di informazione, autonomia delle scelte editoriali e possibili condizionamenti economici dell'attività giornalistica. Al di là delle singole posizioni processuali, che dovranno essere accertate nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali, la vicenda offre l'occasione per una riflessione di carattere generale sui limiti della discrezionalità editoriale e sul ruolo dell'informazione nell'equilibrio democratico. Libertà di stampa e libertà di non pubblicare L'art. 21 della Costituzione tutela la libertà di manifestazione del pensiero e costituisce il fondamento della libertà di stampa nel nostro ordinamento. Tale libertà non si esaurisce nel diritto di pubblicare una notizia, ma comprende anche il diritto di selezionarla, approfondirla, rinviarla oppure ritenerla non meritevole di pubblicazione. L'attività giornalistica si fonda infatti su una continua valutazione dell'interesse pubblico, della rilevanza sociale del fatto, dell'attendibilità delle fonti e della verifica delle informazioni. La selezione delle notizie rappresenta dunque l'essenza stessa della funzione editoriale. Senza discrezionalità non vi sarebbe libertà di stampa, ma una forma di informazione eterodiretta incompatibile con i principi di una società democratica. Proprio per questo motivo la libertà editoriale deve essere preservata da ogni forma di pressione esterna, sia pubblica sia privata. Quando la scelta editoriale può assumere rilevanza penale Secondo quanto riportato dagli organi di informazione richiamati nelle ricostruzioni giornalistiche, l'ipotesi investigativa riguarda presunti rapporti economici e pubblicitari che avrebbero potuto influire sulle modalità di divulgazione di alcune notizie. Sotto il profilo giuridico, il riferimento è alla disciplina della corruzione tra privati prevista dall'art. 2635 del Codice Civile. La questione è particolarmente interessante perché impone di distinguere tra due piani profondamente diversi: la legittima scelta editoriale; l'eventuale condizionamento illecito della scelta editoriale. Nel primo caso si è di fronte all'esercizio di una libertà costituzionalmente garantita. Nel secondo caso, qualora fosse dimostrato che la decisione sia stata influenzata da utilità economiche o da accordi incompatibili con i doveri professionali, il problema non riguarderebbe più il contenuto della decisione, bensì il modo in cui essa è stata formata. Non sarebbe quindi in discussione il diritto di pubblicare o non pubblicare una notizia, ma l'autonomia della decisione stessa. L'indipendenza dell'informazione come bene costituzionale L'indipendenza dell'informazione non tutela soltanto la categoria dei giornalisti. Essa rappresenta una garanzia per l'intera collettività. I cittadini possono formare liberamente le proprie opinioni soltanto se l'informazione è percepita come credibile, trasparente e indipendente da interessi estranei alla funzione informativa. Per questa ragione ogni possibile interferenza economica sulle scelte editoriali suscita particolare attenzione da parte dell'opinione pubblica e degli organi inquirenti. L'eventuale accertamento di condotte illecite, infatti, non inciderebbe esclusivamente sui soggetti coinvolti, ma coinvolgerebbe direttamente la fiducia dei cittadini nel sistema dell'informazione. Il ruolo delle Procure e il rischio del processo mediatico La vicenda solleva anche un ulteriore profilo di interesse. Negli ultimi anni il rapporto tra giustizia e informazione è divenuto sempre più stretto. Indagini di particolare rilevanza pubblica vengono frequentemente accompagnate da una significativa esposizione mediatica già nelle fasi iniziali dell'accertamento. Tale fenomeno impone di interrogarsi sul delicato equilibrio tra: Quando il clamore mediatico anticipa gli esiti del processo, il rischio è quello di generare una forma di giudizio parallelo affidato all'opinione pubblica. Si tratta di un pericolo che la giurisprudenza nazionale ed europea ha più volte evidenziato, richiamando la centralità del principio secondo cui ogni persona deve essere considerata non colpevole fino a sentenza definitiva. In questo contesto, l'informazione giudiziaria è chiamata a svolgere una funzione essenziale ma particolarmente delicata: informare senza anticipare giudizi. Oltre il caso concreto: una questione di democrazia L'inchiesta attualmente all'attenzione degli investigatori trascende il perimetro dei singoli fatti contestati. La questione riguarda infatti alcuni pilastri dello Stato di diritto: Quando la libertà editoriale è autentica, essa rafforza il pluralismo e la democrazia. Quando l'informazione viene condizionata da interessi occulti, la qualità del dibattito pubblico si indebolisce. Quando il clamore mediatico sostituisce l'accertamento processuale, il rischio è quello di trasformare l'inchiesta in una condanna anticipata. Per tale ragione, indipendentemente dagli sviluppi giudiziari della vicenda, il dibattito aperto da questa inchiesta rappresenta un'importante occasione per riflettere sui rapporti tra informazione, giustizia e democrazia, nella consapevolezza che la tutela della libertà costituisce sempre la migliore garanzia per i cittadini e per le istituzioni. Disclaimer legale Il presente articolo ha finalità esclusivamente divulgative e di approfondimento giuridico. Le considerazioni svolte riguardano principi generali del diritto e temi di interesse pubblico desunti da informazioni già oggetto di diffusione giornalistica. L'articolo non intende esprimere giudizi sui soggetti coinvolti nelle vicende richiamate né anticipare valutazioni riservate all'autorità giudiziaria. Ogni persona menzionata nelle ricostruzioni di stampa deve ritenersi presunta innocente sino a eventuale sentenza definitiva di condanna, ai sensi dell'art. 27, comma 2, della Costituzione. Le opinioni espresse costituiscono esclusivamente riflessioni dell'autore sui profili giuridici e istituzionali della materia trattata.
Ti possiamo aiutare?
(+39) 080.8724636
studiogagliardi.maldera@gmail.com
dal LUN al VEN: orario continuato 9:00-19:00
Oppure compila il modulo per essere ricontattato