Maysoon Majidi - Ilaria Salis le similitudini

Restiamo senza parole da quanto avvenuto all’udienza tenutasi oggi contro Ilaria Salis nella quale, come riportato dal collega, Eugenio Losco, il giudice ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dalla difesa dell’insegnante italiana perché la ritiene ancora pericolosa, «esiste ancora un rischio di fuga», le «severe accuse» sono rimaste immutate e «tredici mesi di carcere non sono esagerati».
Il clima respirato dal difensore di Ilaria Salis con le dovute differenze (un tribunale ungherese rispetto a uno italiano, un giudice straniero rispetto a un GIP e a un Pubblico Ministero che parlano la tua lingua e che devono rispettare le stesse norme su cui hai studiato tu) lo abbiamo respirato anche noi, avv. Luca Gagliardi e avv. Shady M. Alizadeh nella Camera di Consiglio del GIP di Crotone durante l’udienza per l’espletamento dell’incidente probatorio per MAYSONN MAJIDI durante la quale avremmo dovuto ascoltare i testimoni dell’accusa.
Maysoon Majidi è una regista ed attivista curdo iraniana, perseguitata dal Regime Iraniano, arrestata a Crotone per favoreggiamento all’immigrazione clandestina nello sbarco di 77 migranti che erano a bordo di un’imbarcazione approdata sulle coste calabresi il 31 dicembre 2023.
Alla base delle accuse ci sono le testimonianze di due migranti, secondo i quali Maysoon avrebbe distribuito cibo e acqua agli altri compagni di viaggio, ma non avrebbe guidato materialmente l’imbarcazione. Sono gli unici ascoltati su 77 persone al momento dello sbarco, testimoni stremati dal lungo viaggio, affamati e disidratati e comunque spaventate dal vedersi interrogati da persone in divisa, con il terrore di essere o arrestate o peggio rimpatriate.
Da allora Maysoon Majidi è in carcere a Castrovillari e le è stata già negata una misura alternativa.
Nella necessaria collaborazione con la Procura ed Ufficio del Gip, abbiamo provveduto a depositare tutta la documentazione necessaria sia ad individuare correttamente i nomi dei testimoni di accusa, sia, il domicilio con indicazione certosina dell’alloggio. Lo abbiamo fatto per evitare che le accuse mosse si cristallizzassero senza un giusto contradittorio e senza che Maysoon potesse ascoltare direttamente e replicare alle accuse mosse.
La prima cosa che abbiamo notato, all’arrivo in udienza però è che per Maysoon non era prevista la partecipazione, rimanendo in carcere e che nessun traduttore era stato nominato per l’ascolto dei testi. Si è dato per scontato che i testi dell’accusa non sarebbero mai stati sentiti, perché ormai in altri paesi UE in cui sono in attesa di protezione internazionale e quindi considerati “irreperibili”. Così non è, avendo noi, il GIP e il PM piena consapevolezza della volontà dei testimoni di essere ascoltati avendo dato disponibilità alla GdF, incaricata a rintracciarli, che ha confermato tale aspetto.
Ma nonostante questo in un’interlocuzione tesa alla produzione di una istanza per l’applicazione di una misura cautelare meno afflittiva, anche a noi è stato obbiettato che il quadro probatorio non è mutato e che la gravità del reato persiste. Si pensa al reato e non ai fatti imputati. Si tutale il quadro probatorio e non si tutela la persona. Si applica la misura cautelare quale espiazione preventiva della pena, senza considerare in alcun modo le esigenze cautelari previste dagli art. 275 e seguenti cpp.
Confidiamo, pertanto, di riuscire con tutti i mezzi messi a disposizione dalle nostre leggi di provare l’innocenza di Maysoon e, rispettando la sua volontà di aiutare il prossimo, aprire un serio dibattito penale e politico sul decreto-legge Cutro e sulle possibilità di difesa processuale.

Ti possiamo aiutare?

Contatta lo Studio per un primo colloquio

(+39) 080.8724636

studiogagliardi.maldera@gmail.com

dal LUN al VEN: orario continuato 9:00-19:00

Oppure compila il modulo per essere ricontattato

Campo non valido
Campo obbligatorio.
Inserire una e-mail valida.
Campo obbligatorio.
Campo non valido
Campo obbligatorio.
Campo obbligatorio.
Invia